domenica 12 gennaio 2014

La società insonne


Jane Eyre per risvegliare il signor Rochester ricorreva a poderose secchiate d’acqua, pressappoco lo stesso metodo veniva usato da Jerome e Harris per risvegliare l’amico George, il quale poltriva così tanto che a dormire solo qualche ora in più gli sarebbe convenuto direttamente morire.

Tutti i personaggi maschili della letteratura, in  generale, non hanno mai sofferto troppo a causa di Morfeo, eppure, da qualche tempo, sembra essersi fatta strada nei romanzi un nuovo tipo di eroe: l’insonne.

Non che sia una colpa non riuscire a prendere sonno, ma di particolare questi personaggi hanno che si gloriano quasi di esserlo, di più, sembrano acquisire fascio proprio in virtù del tempo che non sono riusciti a trascorrere a letto.

Quale sia il fascino di un uomo che oltre a non avere un aspetto sano, probabilmente è anche estremamente irritabile e soffre di deficienze di comprensione non so. La scienza è impietosa su questo: se anche si può non dormire per giorni, nessuno può sfuggire alle conseguenze del mancato riposo (a meno di non essere dotato di superpoteri o essere frutto di un esperimento scientifico).

Dunque l’eroe, anziché brillare d’intelligenza, oltre alle occhiaie fino alle ginocchia probabilmente trascorrerà le giornate sbadigliando paurosamente e sperimentando notevole difficoltà nel concepire anche pensieri elementari (figuriamoci esprimerli).

Ma chi è il responsabile dello scempio delle tranquille notti dei nostri uomini?


Sarò banale ma il dito lo punto decisamente contro quelle orribili creature della notte definite vampiri (non necessariamente quelli di nuova generazione, anche se bisogna ammettere che un buon 75% di colpa è loro) e dei personaggi non vampireschi che ne sono derivati secondo cui dormire è una faccenda volgare e da uomo comune.

Sarà perché il sottointeso è che, anziché dormire, l’uomo la notte debba fare altro.

Eppure il modello di amatore per eccellenza, un certo Casanova, conosciuto ai più per le su eccellenti doti di violinista, medico, grecista e diplomatico, non si fa problemi nelle sue “Memorie” ad ammettere che, fatta eccezione per casi particolari, la notte gode di un buon sonno, profondo e riposante, e ciò non ha mai influito negativamente sulla sua fama di amante; e del resto è giusto che sia così.

Il fascino dell’uomo insonne potrebbe anche derivare dall’ aura di eroe maledetto e tormentato che le veglie notturne conferiscono al personaggio da romanzo.

Non dormiva il fascinoso conte di Montecristo, troppo impegnato a confabulare con l’abate Farìa, né il più sentimentale sognatore di Dostoevskij che ai sogni a occhi chiusi preferiva quelli a occhi aperti, ma loro non fanno testo perché, se avessero potuto, probabilmente avrebbero dormito volentieri.

E non dormiva nemmeno il prototipo di uomo romantico per eccellenza, Romeo, ma si può dire che lui faccia casistica a sé: era un ragazzaccio di strada, uno di quelli che oggi sarebbero definiti “Figli di papà”, che invece di dormire andava a insidiare oneste donzelle sotto i balconi, e poi sappiamo come è andata a finire: rimanda oggi, rimanda domani, alla fine ha ceduto e si è messo a dormire. Per sempre.

Insomma sembra che i personaggi maschili di oggi non abbiano altro fascino che quello di non riuscire a dormire, il che mi disorienta non poco, perché si tratta di un eroe sicuramente problematico: un uomo che dorme è un uomo sereno, rilassato, più disponibile a colloqui brillanti e a lunghe sessioni d’ascolto dei drammi esistenziali della compagna, come si pretende da un bravo cavaliere.

Per farla corta: uomini, posate quel thermos di caffè e fatevi una buona dormita, il vostro fascino non ne risentirà.

Anche gli eroi dormono: Eracle riposa osservato da una Naiade.