domenica 9 febbraio 2014

Sguardi innamorati



Approfitto dell’occasione di San Valentino per mostrarvi alcuni dei dipinti che formano la mia galleria d’arte personale virtuale, o sarebbe più opportuno dire per “Darci un’occhiata” perché quelli che voglio mostrarvi sono i particolari di alcuni dipinti, più precisamente gli sguardi degli innamorati protagonisti di un quadro, oppure quelli di chi è solo spettatore di una scena e trova nella distrazione altrui una buona occasione per scambiarsi sguardi fugaci o per guardare, con gelosia e dolore, chi di quegli sguardi è destinatario.


Un esempio che mi viene subito in mente è quello dell’ affresco di epoca romana rinvenuto nei pressi di Assisi: lo sguardo della (probabilmente novella) sposa romana è un inno all’amore, uno di quelli che preferisco, rapito dal volto del suo compagno.



Mi basta guardarlo per accorgermi che dentro di me, da qualche parte, c’è qualcosa che mi fa credere ancora alle favole.


Di sguardi però ce ne sono ancora tanti: timidi, di sottecchi, affascinati e provocanti.


Ci sono sguardi anche maschili che sfiorano il sensuale: ne è un esempio l’occhiata felina che Enrico VIII rivolge ad Anna Bolena in un dipinto che li ritrae a caccia e mi diverto a pensare talvolta  che (non fosse per i risvolti sinistri che una tale interpretazione potrebbe avere) fosse nelle intenzioni dell’autore, William Powell Frith, intendere che la preda reale sia la stessa Anna Bolena.





Sguardi di fedeltà sono quelli che le dame preraffaellite rivolgono ai loro cavaliere in partenza, nel dipinto di Edmund Blair Leighton Buona fortuna, in cui lo sguardo è rafforzato da un gesto appena accennato.


Un dialogo muto si svolge invece tra due amanti complici in prima classe per Abraham Solomon e durante un esperimento per Joseph Wright: inosservati dagli altri, alle prese con l’ esperimento o semplicemente distratti, i due si rassicurano l’un l’altro del reciproco amore. 






Sguardi di silenziosa  soddisfazione invece si trovano in tanti dipinti per ragioni diverse: nel “Cavaliere” di Ferdinand Roybet l’uomo si direbbe soddisfatto del sorriso che vede affiorare sul volto dell’amata nel momento in cui scarta il regalo, ma se questa dama dovesse sembrarvi troppo venale, eccone un’altra di  Frederick Pegram sorridere allo stesso modo per il mazzolino di fiori compratole da una donna di strada. La venditrice che è, tra l’altro, spettatrice dell’amore tra i due giovani: forse gli ha sentiti discutere sul possesso di quei fiorellini, e ha udito le solite schermaglie tra innamorati, perché sorride sognante anche lei forse ricordando (o immaginando) quando era lei oggetto di simili attenzioni. 





Altri spettatori sono meno contenti della scena sotto i loro occhi: il volto della giovane che segue i due innamorati in “I fidanzati” di Silvestro Lega non si vede ma si può facilmente immaginare quale sia la sua gioia nel fare da terzo incomodo mentre bada a dei bambini che la rallentano, ignorata dai due più avanti.



Più esplicita e dolorosa è l’espressione della fanciulla in ombra in”La preferita” di Horseley: il cavaliere (poco cavallerescamente, in verità) si dedica ad una sola fanciulla: l’altra resta indietro, fatica quasi a proseguire per la strada stretta al punto da dover quasi trattenere un braccio dell’uomo (mentre l’altra più fortunata si appoggia completamente all’altro braccio, fingendosi indifferente alle attenzioni di lui, forse dimentica della compagna). 




Osservandolo a lungo, si potrebbe addirittura dire che lo sguardo della seconda non sia solo sterile gelosia ma vero e proprio dolore nell’essere dimenticata dai due, soprattutto da lui.


Autentica e folle gelosia si legge invece negli occhi del moro di Venezia mentre guarda Desdemona: benché il viso sia disteso, rassicurante, quello sguardo fisso sembra suggerire l’arrivo di una tempesta ma potrebbe anche essere semplicemente uno sguardo d’apprensione, e in verità poiché nonostante tutto Otello e Desdemona mi sembrano proprio una bella coppia (molto più di Romeo e Giulietta) preferisco pensare che quegli siano gli occhi preoccupati per un pensiero della moglie piuttosto che quelli di un uomo pronto all’assassinio.



Questo dipinto mi ricorda molto quello di Enrico VIII e Anna Bolena per bellezza e difficoltà di interpretazione.



Un dubbio più profondo nasce nel cuore di Re Marco, marito di Isotta, che si porta la mano alla barba e fissa la coppia dei suoi sudditi favoriti: non ancora geloso ma già inquieto riguardo all’atteggiamento troppo intimo che sembrano avere l’uno verso l’altro Tristano e Isotta.



Questo dipinto poi apre la strada ad altri che mostrano uomini rapiti da donne che (per pudicizia forse, o per simulata indifferenza) non li guardano.
Se Isotta sembra guardare di sbieco lo spettatore, quasi pensando tra sé, la signorina di William Powell Frith sembra volersi fare ammirare dal gentiluomo ma non può non sapere che egli la sta guardando, e non ha niente di meglio da fare che giocherellare con il fiorellino che ha tra le mani. Pura affettazione amorosa, ma non guasta mai.



Totalmente ignara appare invece la protagonista di “La vicina di casa”di Edmund Blair Leighton, ben studiata dal suo vicino di casa: in verità, lo sguardo non è propriamente innamorato ma è certamente fisso sulla bella vicina e, a meno che tra i due non sia sorta una controversia di condominio, con un po’ di romantica immaginazione si può sapere quale storia potrebbe celarsi dietro il dipinto.





Ma torniamo agli sguardi d’amore delle donne; negli “Amanti”di Pal Szinyei Merse ce n’è uno ben rappresentato di dolce tranquillità fra due innamorati già abbastanza intimi da mettersi comodi: lui si poggia sulle sue ginocchia senza badare alla compostezza ed entrambi si guardano silenziosi, proprio come le coppie di un pic-nic organizzato, si direbbe, solo per agevolare il corteggiamento.


E a proposito di corteggiamento, ecco un bell’esempio in Abraham Solomon: forse i due non sono ancora innamorati ma sono entrambi abbastanza interessati l’uno all’altra: ciò che manca, in ogni caso, lo aggiungerà la sensale che cerca di spingere la fanciulla verso il cavaliere. 




Un corteggiamento più corretto avviene sotto gli occhi della madre ne “La proposta” di Frederick Morgan: la fanciulla pondera con attenzione le garbate richieste del giovanotto,in ogni caso sembra apprezzare, e la madre (presumibilmente) di lei, non pone obiezioni, fermandosi un momento a osservare sulla soglia. In verità la più contenta sulla scena in quel momento appare proprio lei.



Spettatrici divertire sono quelle di Adolphe Alexandre Lesrel e Sir Lawrence Alma-Tadema  che non viste dagli amanti ascoltano e spiano le loro mosse: la prima guarda in alto, speranzosa; dall’altra parte della stanza si sta discutendo del suo matrimonio.



La seconda, più divertita, spia l’amato che si avvicina alla soglia di casa con un mazzo di fiori: c’è qualcosa di così naturale in lei (che, si può immaginare, presto fingerà di essere stata colta di sorpresa) e di naturale in lui, che pone molta attenzione nei fiori, quasi siano essi il vero soggetto del dipinto, da spingere al sorriso, come per i due giocatori di scacchi di Francesco Beda, a giudicare dai pezzi scivolati in terra, molto presi dalla partita.











Forse afflitta, un’altra donna di William Powell Frith distoglie lo sguardo da quello intenso ma preoccupato dell’uomo: a parlare in questo caso è il gesto di tenersi per mano piuttosto che un gioco si sguardi, proprio come nel sarcofago etrusco che ho tanto amato ai tempi della scuola. In questo caso gli occhi dei due sposi nemmeno si incrociano ma il sorriso dei due acquista un tenero significato quando viene accostato al gesto di lui si sfiorarle una spalla con il braccio (che probabilmente reggeva un calice).




Un altro bel gesto protettivo si nota in The Jolly Boat”di Albert Lynch: l’uomo, sebbene con la distrazione di chi è abituato alla presenza di una compagna, accetta su di sé il peso di lei, altrettanto distratta ma in qualche modo naturalmente rassicurata.




Questi sono solo alcuni dei più bei dipinti che ho scoperto vagando per i siti internet: di opere d’arte che trattano questo tema ce ne sono ancora molte, tutte altrettanto belle e significative ma tra esse io ho scelto quelle che per me hanno una specie di valore in più, qualcosa che non comunicano precisamente e che non troverete in nessun libro di storia dell’arte, semplicemente perché si tratta di emozioni soggettive.


In questo senso ognuno ha una propria galleria speciale: e in attesa del vostro principe (o principessa) potrete suggerirmi il vostro, per accrescere anche la mia collezione.