domenica 2 marzo 2014

Astrofili e altri uomini che amano le donne


Giudicando dalla copertina non si direbbe quale tesoro si celi in quelle pagine: è un libro poco agile da portare in tasca, ha le dimensione di  un banale testo scolastico e come immagine rappresentativa una rielaborazione di Balla “Si è rotto l’incanto” (sarò prosaica ma avrei preferito un bel dipinto magari seicentesco o preraffaellita di dame e cavalieri).

Solo aprendolo si nota che si tratta di un libro ben curato, chiaro, con il testo originale affiancato dalla traduzione e alcune utilissime note esplicative.

Ed è anche molto grazioso nella sua semplicità: i sonetti sono disposti in modo arioso, a caratteri grandi e con i capilettera in stile gotico, come a voler riprodurre i testi antichi, una piccola cosa che crea il suo effetto.

Il punto però non è questo: fosse anche un libercolo scritto su carta straccia (mi sono dilungata nella descrizione dell’unica traduzione italiana perché sono convinta che meriti), si resterebbe incantati dai canti d’amore del giovane Sir Sidney, gemma sfortunata che non ha avuto modo di sbocciare ma è riuscito a incantare comunque con la propria dolcezza.

La poesia d’amore è difficile: basta un tocco in più perché la sensualità diventi volgarità e il romanticismo melensaggine, perciò tra tutti i generi di poesia quelli che prediligo sono i componimenti stilnovisti.

Petrarca, Dante ma anche Shakespeare e infine lui, lo sfortunato bocciolo che non ha avuto modo di maturare in bellezza e le cui gemme sono ancora oggi dimenticate.

Philip Sidney, cavaliere alla corte di Elisabetta I, perdutamente innamorato di una fanciulla dall’identità a noi sconosciuta celata, come si voleva all’epoca, sotto un nome fittizio, Stella, che consente al giovane poeta di giocare con i termini e con i complimenti galanti al pari di Petrarca con la sua Laura.

Egli è consapevole della distanza tra loro, come appunto tra un uomo e una stella e la genialità sta proprio in questi nomignoli che ironizzano su questa condizione e che fanno sognare: Phil è il suo nome, e in greco vuol dire “Amante”, Astrophil diventa “Amante delle stelle” e Stella è la sua donna, da ammirare da lontano ma che se toccata brucia (come accade nel sonetto LXXIII dove sir Sidney confessa di averle rubato un bacio mentre ella dormiva).

Molti autori suoi pari hanno conosciuto la giusta fama, come Petrarca i cui sospiri per L’Aura si odono ancora tra il soffiare del vento; e Dante, con il suo angelo terreno, maestoso e leggero, ma Sidney è rimasto nella nicchia perché i suoi versi non sono facili da tradurre, perdono di musicalità. Per chi ama la poesia amorosa del tempo sono versi che non possono mancare, perché sono freschi, sognanti, cortesi e anche un po’ sensuali e cercano di descrivere l’amore di un uomo che ama ciò che vede ma non lo capisce a fondo. Giocando con la traduzione italiana, astrofilo è colui che si diletta per passione nell’osservazione delle stelle ma non necessariamente se ne intende.

 Astrophil, come tutti gli uomini, ama le Stelle, ma non ne comprende la sottile complessità. Esiste dichiarazione d’amore più bella?