venerdì 19 febbraio 2016

Il riflesso della solitudine

La dama di Shalott è un personaggio mitologico secondario del ciclo arturiano.

Mentre sullo sfondo di un’ Inghilterra ancora selvaggia il giovane Lancillotto comincia a far parlare di sé con le proprie imprese, la dama di Shalott (lady proprio perché in un certo senso padrona della sua stessa prigione, una torre sull’ isola di Shalott) vive isolata da tutti perché su essa grava un  terribile maledizione: se guarderà fuori della finestra della torre, morirà.

In realtà la fanciulla non ha fatto niente di male per meritare questo trattamento: essa rappresenta una minaccia per Morgana Pendragon, la quale, pur di regnare su Camelot, sceglie di condannare un’innocente.

Il resto della storia, poco conosciuta nell’intrico delle leggende arturiane, ci è noto grazie a un breve e suggestivo poema di Lord Tennyson, poeta preraffaellita.

Lady Shalott non si priva del mondo, lo guarda attraverso uno specchio che riflette ciò che accade fuori dalla finestra.

Quello strumento di salvezza e d’inganno, che riflette tutto ciò così com’è eppure all’opposto, così come ha salvato la vita per tanti anni a Lady Shalott, in un attimo la uccide.

La giovane donna vede riflesso in esso il volto di Lancillotto e si innamora perdutamente del cavaliere. Pur di vederlo un’altra sola volta, esce dalla torre andando incontro al proprio destino ma muore prima di poter rivedere Lancillotto, così vuole la maledizione, perché il cavaliere stesso, vedendola nella barca sulla quale la donna si è lasciata andare alla deriva, si innamora di lei.


Di seguito alcuni dei versi più belli:
 PARTE I

 Sulle due rive del fiume lento
spighe d’orzo e segale in fermento
Dalla brughiera al cielo nel vento.
Corre la strada come un nastro argento
Verso le torri di Camelot
Avanti e indietro passa la gente
E guarda i gigli indifferente
Sulla riva che fende la corrente
Dell'isola di Shalott
 Salici pallidi, alti pioppi tremanti
Brezze come alito d'amanti
Nella corrente che eterna scorre avanti
Cingendo l'isola di eterei diamanti
In corsa verso Camelot

Quattro le torri grigie e le mura
Che guardano i fiori e la radura
Dove la vita silenziosa si misura
della Signora di Shalott
Ma chi vide mai un suo cenno di mano?
O della finestra stagliarsi nel vano
Chi conosce il destino arcano
Della Signora di Shalott?

Solo chi miete di prima mattina
L’orzo barbato sulla riva e la china
Ode l’eco di una voce argentina
Lungo la limpida serpentina
Verso le torri di Camelot
E quando la luna disegna l'altopiano
Di ombre tra i covoni alti di grano
"È la maga" sussurrano piano
"La Signora di Shalott"
PARTE II
Lei tesse notte e giorno senza pace
Una tela magica di colore vivace
E nel suo cuore la condanna non tace:
Sarà maledetta se uno sguardo fugace
Getterà verso Camelot

Lei non conosce altra sorte
Se non di tessere fino alla morte
E altro non accade alla corte
Della Signora di Shalott

Ombre dai riflessi chiari vanno,
Nello specchio appeso, tutto l’anno
Ombre fugaci che di vita sanno
Lungo la strada da cui arriveranno
Le genti di Camelot
E a volte nello specchio incantato
Sfilano cavalieri lato a lato
Lei non possiede un braccio fidato
La Signora di Shalott

Ma nella tela lei trova la vita
Tesse i riflessi con sapienti dita
A volte di notte dalla torre avita
Vede la processione infinita
Di un funerale verso Camelot

O quando la luna nel firmamento
Accoglie amanti di fresco giuramento
“Odio le ombre” erompe il lamento
Della Signora di Shalott
 PARTE III
Appare ora a un tiro di dardo
Fende il grano a cavallo gagliardo
Fiero, nobile e diritto lo sguardo
Come fiamma riluce lo stendardo
Del fiero Sir Lancelot

Sul petto la croce, il cuore supino
Di un’altra donna fedele paladino
Brilla lo scudo nella luce del mattino
Presso la remota Shalott

Brilla al sole il finimento
Come una stella del firmamento
Risuonano di limpido accento
Sulle briglie campane d’argento
Mentre cavalca verso Camelot

L’ampia fronte al sole ardente
Su zoccoli bruni la bestia possente
Scendono lucidi dall’elmo splendente
Riccioli neri come carbone lucente
Cavalcando verso Camelot
Lei abbandona tela e spola
Fa tre passi col cuore in gola
Vede nell’acqua i gigli viola
Vede l’elmo, il pennacchio e la stola
Guardando verso Camelot

Il telo vola fluttuando spiegato
Lo specchio è incrinato da lato a lato
“Sono maledetta” è il grido accorato
Della Signora di Shalott

Nel vento dell’est che sa di tempesta
Gli alberi pallidi piegano la testa
Tra rive distanti il fiume protesta
Dal cielo basso una pioggia mesta
Sopra le torri di Camelot

Viene alla riva e trova legato
Sotto un salice uno scafo lasciato
E sulla prua ha presto vergato:
“La signora di Shalott”
E mentre il giorno muore piano
Rilascia l’ormeggio con trepida mano
Il largo fiume porta lontano
La signora di Shalott

Giace, le vesti di candida neve,
Che il vento agita di un tremito breve
Cadono le foglie sull’acqua greve
Canta la notte un sussurro lieve
Scendendo verso Camelot

E mentre la barca solca le onde
Tra salici e campi lungo le sponde
S’ode il canto che i sensi confonde
Della signora diShalott

Alla banchina da tutto il reame
Nobili, borghesi, Lord e Dame
Leggono il nome sul fasciame
Della Signoradi Shalott

Chi è? Chi c’è, che cosa è stato?
Nel vicino palazzo illuminato
L’applauso è subito smorzato
E si segnano trattenendo il fiato
I cavalieri diCamelot

Ma Lancelot concede solo un sorriso
Dice: “Di certo mostra un bel viso.
Che Dio le conceda il paradiso,
La signora di Shalott”



Traduzione di Valentino Szemere


Le interpretazioni del poema sono diverse, tutte belle e struggenti, dalla semplice maledizione d’amore al più complesso dono-castigo della conoscenza.

C’è chi ha visto nella dama la forza di una donna pronta a tutto per amore, la forza di un’incontentabile, fino alla speranza nella cui visione la dama è in fondo una vincitrice che non si piega al destino ma lo affronta pur dovendo pagare con la vita.

Lo specchio poi è simbolo di quella conoscenza parziale che non nuoce alla vita ma logora lentamente l’anima: cosa c’è oltre quello specchio? E se esso fosse strumento per farci vedere solo ciò che gli altri vogliono mostrarci?

In questo senso la maledizione assumerebbe contorni ancor più crudeli: non contenta di avere segregato la dama in una torre per la vita, Morgana le avrebbe anche fornito il mezzo per la condanna.

E nonostante tutto, oltre i complotti e le maledizioni, i traditori e infine la morte, lady Shalott è una vincitrice. Per quell’attimo di libertà gustato prima della morte, per il coraggio dimostrato nel non assoggettarsi a ciò che altri hanno deciso per lei, per quella sua decisione, infine, di essere pienamente viva e se stessa: la libera dama di Shalott.


Alla poesia si sono ispirati molti pittori preraffaelliti ma fra tutte la mia rappresentazione preferita è sicuramente quella di Waterhouse.