domenica 16 marzo 2014

Quaderni S.p.a. (solo per amore)


Se ne stava parlando giusto l’altro giorno, in uno di quei convegni “Da grandi” da cui da poco tempo ho l’onore di fare parte, uno di quegli scambi di racconti tra madri mentre bevono il caffè dopo pranzo: un mio cuginetto corteggia in maniera serrata una sua compagna di classe e arriva ad atti d’inaudito coraggio, come colorare il sole di arancione per prestare il suo pastello giallo alla bambina, a cui mancava (si sa che negli astucci dei bambini il primo colore a esaurirsi è il giallo mentre chissà perché il viola e il bianco arrivano nuovi o quasi alla fine dell’anno).

E tutti insieme si rideva di queste prodezze cavalleresche finché, come al mio solito, non mi sono estraniata un po’ dalla realtà per ritrarmi nei miei pensieri. Sarà che per me l’infanzia è una faccenda di appena una decina di anni fa, questi sentimenti, anche se mi inducono al riso là per là, poi mi toccano il cuore.

Quando è stato che ho compiuto l’ultima follia d’amore? Il ricordo è vivido come fosse accaduto tutto ieri, ricordo ogni particolare, anche i posti che io e il malcapitato oggetto del mio amore occupavamo in classe.

Lui era il classico maschietto desiderato da tutte noi: bello, colto e intelligente (quanto può esserlo un bambino) e sin da allora inconsciamente mostravo la mia personalità sapioromantica innamorandomi del primo della classe. Io ero la scimmietta a margine, quella con i calzini bianchi sotto i sandali e il cordoncino di cotone per tenere su gli occhiali.

I ragazzini di oggi forse sono diversi, perché di quelli che ho conosciuto io da piccolina si interessavano a tutto tranne che alle bambine e benché io facessi qualsiasi cosa per farmi notare (quanti pomeriggi disperati per cercare di imparare le divisioni a due cifre che lui già eseguiva senza esitazione!) lui sembrava interessato solo ai calciatori.

E io un giorno, solo per amore, gli prestai un quaderno. Scritto così sembra l’apoteosi dell’idiozia, eppure lì per lì fu da parte mia un gesto di corteggiamento spudorato.

La scuola non era facile; non mi dilungherò nella descrizione dei dettagli, vi basti sapere che le “Maestre” non erano brave persone e che essere trovati senza il libro, il quaderno o la penna del colore giusto al momento opportuno era ritenuto un crimine dei peggiori, secondo solo al farsi trovare impreparati nei compiti o nella lezione.

Atti di vigliaccheria e generosità si succedevano in una classe di bambini che si detestavano: quante volte ho rifiutato o mi sono sentita rifiutare un aiuto per paura?

Le cose insomma stavano così, e quel giorno le nubi inaspettate (non era da lui farsi trovare impreparato) stavano addensandosi sulla testa del mio compagno di classe, perché lui non aveva con sé il quaderno nuovo che era necessario: la voce della maestra era già alterata, la bufera stava per scoppiare.

E io… un quaderno nuovo nello zaino lo avevo ma quando me lo avevano chiesto lo avevo negato perché era uno dei più belli che avessi. Allora non si badava molto a copertine per “Maschietti” e “Femminucce” e così tra mostriciattoli, motociclette e immagini di dubbia interpretazione mi ero ritrovata questo quaderno collezione Flower che custodivo gelosamente: giallo, con un’ampia distesa di girasoli, più introvabile di quello c’era solo il rarissimo “Rose rosse” che io desideravo tanto ma non riuscivo mai a trovare.

Da quante settimane portavo a scuola il mio quaderno con i girasoli e scrivevo a grandi lettere per finire presto quello che avevo e usare quello nuovo, ma il momento non arrivava mai.

E in quel momento lui ne aveva bisogno, perciò me lo rigirai a lungo tra le mani, nel buio dello zaino, e dopo una sofferta riflessione esclamai “Ce l’ho io un quaderno, non me lo ricordavo!”

Tutto in classe tornò tranquillo (fino alla prossima bufera) ma a me piangeva il cuore. A consolarmi, un pensiero che solo una bambina delle elementari cresciuta a pane e Disney può concepire: “Avrà capito che gli ho ceduto un così bel quaderno per amore” e tra me fantasticavo di lui che si presentava con il quaderno con le rose rosse per ringraziarmi e dimostrarmi che l’amore era ricambiato. Era questo il massimo della cavalleria che riuscissi a immaginare allora.

Solo ora capisco che, altro che bel quaderno, quella copertina “Da femminuccia” deve essergli sembrata più una beffa. Me ne restituì uno con una copertina anonima: era un bambino molto gentile ma di sottigliezze amorose ne capiva quanto è giusto che ne comprenda il suo sesso (cioè poco e niente).

Il punto però di tutta questa storia è che i bambini conoscono l’amore nel senso più puro del termine e lo dimostrano col valore intrinseco delle cose; un pennarello giallo vale quanto un diamante perché è simbolo di un aiuto oggettivo e concreto. Mi hai preso il cuore, piccolo amico, e io ti ho regalato un quaderno. 
Dovremmo essere tutti capaci di amare come bambini.