domenica 13 aprile 2014

L'arte immaginaria e l’arte dell’immaginazione


A me l’arte piace quasi tutta, diciamo dal principio della sua storia fino ai primi del ‘900, mentre con quella successiva e contemporanea ci sto ancora contrattando.
 
In generale, anche se ciò che vedo proprio non mi piace, mi interessa sentirne parlare (e se posso anche visitare le mostre a tema) per cercare di capire e di dare un senso alla nuova arte.

Non sempre i risultati sono positivi, talvolta le opere d’arte contemporanea mi disgustano (quando non mi fanno ridere).

È il caso delle opere di Maurizio Cattelan, di Graziano Cecchini e Casey Jenkins che, con buona pace dei critici d’arte, considero dei semplici provocatori.


Abbraccio spezzato: una mia personale opera d’arte contemporanea.
Forse non è il modo migliore per cattivarsi le simpatie degli estimatori del genere ma tra me definisco quest’arte “Immaginaria”. Non riesco a definire “Arte” qualcosa che può essere scambiata per spazzatura, come è accaduto di recente.

La mia resistenza all’arte contemporanea è dovuta a questa continua provocazione che manca di bellezza, quasi essa fosse superflua, un di più che non è necessario sposare al messaggio: eppure, con mia grande sorpresa, ho scoperto che qualcuno ancora in grado di emozionarmi davvero c’è.



The purple silk: un’attrice del demi-monde novecentesco?
O semplicemente un’estrosa donna moderna?
La nuova virtuosa dell’arte contemporanea si chiama Fanny Nushka Moreaux. I suoi dipinti sono un suggerimento all’immaginazione singolare, aloni di cui si intravedono le forme (spesso eleganti e femminili) ma non i dettagli, quelli che da soli possono raccontare una storia, come accade per gli “Sguardi innamorati” che svelano amore, gelosia o indifferenza.

Spesso sono fanciulle senza espressione sul volto, le cui pose raccontano solo una parte della storia (come anche i titoli delle opere, che descrivono solo ciò che si può davvero vedere) e lasciano che il resto sia sviluppato dalla fantasia dello spettatore.

Bozze di storie incomplete a cui dare un significato a seconda della propria visione.

“The white garze”, per esempio, il dipinto che preferisco, rappresenta indubbiamente una fanciulla vestita di bianco: a noi decidere cosa stia facendo nell’oscurità. Torna forse da una festa o da una sfilata di moda? O forse vi si sta recando? È il buio che precede lo splendore o lo segue? E la sua espressione è disgustata, di contenuta eccitazione? Sognante o stanca? Per quel che ne sappiamo potrebbe trattarsi anche dell’apparizione di un fantasma.



La Moreaux in realtà sa disegnare, e anche molto bene (basta guardare i dipinti in cui i dettagli, sebbene pochi, compaiono) e perciò la sua è vera e propria arte del non finito se vogliamo, a metà tra le sculture di Michelangelo ancora imprigionate nel marmo (come una fantasia non del tutto dipinta nella mente di chi guarda) e un dipinto dei primi impressionisti che sulle tele dipingono un modo diverso di guardare il mondo, per impressioni e attraverso le figure.



Arte, non incapacità: potrebbe riempire i suoi dipinti quando vuole ma non lo fa, perché questo è un tipo di arte dedicato a noi sognatori ma anche a chi è ormai abituato a trovare pronta ogni cosa e ha voglia di riscoprire il piacere di completare un’ opera da sé.