martedì 20 maggio 2014

Rompete le righe!


Ricordate la risciacquatura nell’Arno? E i monatti, Enrichetta Blondel, “L’addio ai monti”, il latinorum e quell’insopportabile Don Abbondio?

E le lunghe giornate trascorse davanti al forno delle grucce, in cui leggi, leggi e leggi e non si capiva mai cosa diamine stesse succedendo?

E quelle fiction interpretate magari da grandi attori, sì, ma sempre pallidi, afoni, girate sulle sponde di un lago avvolto dalla bruma che nemmeno in Norvegia se ne vedono così?

Ricordate tutto questo con intensità, soffrite quel tanto che basta e poi dimenticate.  Lasciate tutto questo alle spalle e andate in libreria.

Cercate un bel romanzo corposo, tra i classici.

Vediamo… cos’è questo?

“I promessi sposi”. Mai sentito. Vabbè, proviamo, avevo giusto voglia di qualcosa che sapesse di vecchiotto.

Il titolo è infelice, vero? Sarebbe stato più carino qualcosa come “Gli innamorati” o magari dolce, dolcissimo, zuccheroso fino alla carie. Non importa, proviamoci lo stesso.

“Quel ramo del lago di Como che volge a Mezzogiorno…”.




Splendido. L’inizio promette bene, il lago di Como è uno dei paesaggi più belli che si trovino in Italia: sole, alberi, acqua limpida, cinguettio d’uccellini, tutto fa pensare alla parte più calda della primavera.

Un intenso profumo di fiori si spande per l’aria, tutto intorno è bello e colorato, un piccolo paradiso.

E poi paeselli con le casette di tetti rossi, montagne in lontananza (lo sentite questo piacevole venticello?) e vie acciottolate.

Tra le vie, delle fanciulle graziose, che chiacchierano allegramente come rondinelle, e in mezzo a queste una rondinella forse meno chiacchierona, ma non meno vivace, si chiama Lucia ed è rimasta un po’ indietro rispetto al gruppo.

L’ha notata un tipo poco raccomandabile, elegante, ricco, fascino maledetto e inquietante: se fosse una come le altre, Lucia si butterebbe subito tra le sue braccia. Ma Lucia è speciale e, soprattutto, è innamorata.

Lui si chiama Lorenzo, è un giovanotto che non ha il fascino di don Rodrigo ma è bello, bellissimo e con lui ci si sente sempre al sicuro: Lucia, che è timida, gli ha dato solo qualche bacetto di nascosto, ma in realtà non vede l’ora di stringerlo tra le braccia.

Si sa come vanno queste cose, però. Ci si mette sempre in mezzo il destino, e così, anche se è tutto pronto per il matrimonio (e Lucia si pavoneggia allegramente davanti allo specchio col suo bel vestito da festa) salta tutto: prima don Rodrigo, quella canaglia di primo pelo, poi Don Abbondio, sottospecie di ameba e poi, per forza di cose, l’esilio volontario.

Lorenzo e Lucia non possono certo fuggire insieme! Cosa si direbbe poi di loro?

E allora via su una barchetta, al chiaro di luna ma verso due destinazioni diverse. Quella che poteva essere una piacevole gita notturna ha in sé qualcosa di malinconico.

Vedete che oscurità, appena appena illuminata dalla luna? Il lago è tutto nero, in lontananza pochi lumicini di case sulla riva.

La barca dondola e scricchiola. Fa un po’ freddo e l’atmosfera non è resa più piacevole dal silenzio grave dei passeggeri.

Come vi sentireste ad abbandonare per forza il luogo che tanto amate, e con esso anche la persona che più vi sta a cuore?

Lucia piange, ma non si fa vedere: ci sono fanciulle così, a cui è consentito piangere ma se ne vergognano.

La barca attracca, gli innamorati si separano senza nemmeno un bacetto (c’è la mamma, non è buona educazione) e loro non sanno nemmeno se si rivedranno.

Lucia può stare tranquilla in un convento, nonostante le domande indiscrete di una suora anch’essa un po’ inquietante: dovrebbe essere mite e sorridente, invece pare capricciosa e a volte scostante; ma Renzo?

Renzo ha un po’ di guai: non è un cattivo ragazzo ma quando è dispiaciuto, come è tipico degli uomini, anziché sfogarsi con le lacrime, decide di mettersi (a volte suo malgrado) nei guai, per non pensare a quelli che ha già.

Si ubriaca, si unisce a dei manifestanti e poi fugge e si inoltra in un bosco. Forse di mattina è un bel posto per cercare funghi, ma adesso è proprio un postaccio: gli alberi gemono, i rami sembrano volerlo trattenere, tutto è cupo e chissà che incontri si possono fare. E poi Lorenzo ha altro per la testa, sta pensando a Lucia, perché questa avrebbe dovuto essere la loro terza notte di nozze (e si sa, gli uomini hanno il chiodo fisso per certe questioni…).

Come se non bastasse, ci si mette di mezzo la suora, che ha dei trascorsi non proprio puliti (povera donna, non è nemmeno del tutto colpa sua) ed è costretta a consegnare Lucia a un tipo il cui soprannome dice tutto: Innominato.

Alzi la ragazza che in mano a un tipo sconosciuto con questo nome (che l’ha fatta rapire e segregare e che la rassicura con fare sornione che andrà tutto bene) non si metterebbe a piangere dalla paura.

Lucia fa l’unica cosa che ancora le da speranza e prega, fa promesse alla Madonna.

Intanto fuori c’è il parapiglia: i lanzichenecchi, la guerra e infine la peste con tutti gli orrori che comporta.

Immaginate l’epidemia della malattia che temete di più al mondo. E in mezzo a tutto questo c’è gente allegra, che del dolore degli altri se ne infischia.

Quei paesini su cui fino a poco fa splendeva il sole, in cui brulicava gente chiacchierina, si spengono.

Il cielo ingrigisce (e se anche ci fosse il sole, sarebbe cattivo anche lui, come quello estivo quando si cammina per ore senza nemmeno un cappello in testa), la gente muore, ovunque lamenti o silenzio angosciante.

Anche Don Rodrigo si ammala. Va a letto una notte e nota su di sé i primi sintomi; lo prende la paura, comincia a sentire caldo ma ha i brividi (sarà la malattia o la paura?), non dorme bene, anche quelli che credeva amici lo abbandonano e lo lasciano in mano ai monatti.

Già essere malati è orribile, con una simile compagnia poi…

E Lorenzo?


Lorenzo si è ammalato ma è guarito e ora si aggira per le città alla ricerca di Lucia. E se fosse morta? Meglio non pensarci.

Il terrore si fa insistente mentre la cerca: non è tra gli ammalati, non è (per fortuna!) sui carri dei monatti, non è tra i guariti che vanno in processione. Che sia in una fossa comune?

L’attesa è snervante ma poi… eccola! La sentite? è una vocina sommessa, ma è proprio la sua! Lucia è viva e sta bene!

Lorenzo vorrebbe abbracciarla e anche baciarla (la mamma stavolta farà finta di non vedere, è un’occasione speciale) ma Lucia lo evita, non lo guarda neppure, ha fatto una promessa.

Lorenzo è buono e caro, ma adesso va su tutte le furie: dopo tutto quello che ha passato! Un bacetto, che diamine! E si lascia andare anche a frasi che lette così ci fanno anche un po’ ridere.

“Ho sempre sentito dire che la Madonna c’entra per aiutare i tribolati e per ottenere delle grazie ma per far dispetto e mancar di parola non l’ho sentito mai…”.
Per fortuna c’è fra Cristoforo (il frate amico dei due innamorati) che risolve la questione.

E finalmente piove e quell’aria stagnante che gravava sul paese ritorna fresca; ci sono stati tanti morti (anche don Rodrigo) ma finalmente la peste va via, si seppelliranno i morti e si piangeranno come si deve e poi si andrà avanti. A piccoli passi, con dei sassolini nel cuore, ma il paese tornerà a essere quel bel posticino che era all’inizio.

Lorenzo e Lucia si sposano, finalmente e nasce una bimba, Maria, bella come la mamma, un po’ matta come il papà e chiacchierina come la nonna.

E vissero per sempre felici e contenti.
Che bel romanzo, vero?