sabato 26 luglio 2014

I vestiti nuovi del Re

Le fotografie sono storia recente; fino a cento anni fa circa, chi voleva raccontare qualcosa attraverso le immagini, aveva una sola scelta: il ritratto.
Quello del ritrattista non era certamente un mestiere facile; oltre alla grande bravura, a un pittore erano richieste doti come pazienza, per avere a che fare con modelli anche capricciosi, fantasia e un buon intuito nel comprendere i desideri del committente.
Insomma, saper tenere in mano una matita non bastava. Bisognava anche sapere abbellire modelli non troppo avvenenti e soprattutto riuscire a dare un messaggio con un unico dipinto.
Così nascono i dipinti celebrativi dei sovrani e dei nobili che dovevano descrivere con una sola immagine non solo le  doti fisiche del personaggio ma anche le sue qualità morali.
Donne fedeli ritratte con ai piedi il cagnolino, uomini di potere che poggiano la mano sul globo terrestre, ma anche strumenti musicali, libri e soprattutto loro: gioielli e stoffe.
Se oggi le stoffe sintetiche hanno reso possibile a tutti la bellezza di un abito colorato, quando le persone si facevano ritrarre nei dipinti, sete, velluti e mussoline erano appannaggio di pochi e ostentate orgogliosamente.
Uno splendido esempio è l’abito che Isabella Borbone sfoggia in “Isabella Borbone a cavallo”

                                    


L’abilità di Velasquez rende alla perfezione non solo il morbido tessuto dell’abito ma anche i ricami dorati che lo ornano. Incredibile è la resa della luminosità dorata dei disegni, le “B” coronate scintillano e contribuiscono a rendere la forma della dama a cavallo morbida e luminosa.
Anche gli uomini mostrano vezzosamente stoffe dai ricami brillanti: Francesco I, in un ritratto di Jean Clouet dimostra la propria ricchezza non solo attraverso il medaglione dorato che gli pende dal collo ma anche per mezzo delle stoffe setose e ricamate che lo avvolgono.

                                                  

Non esattamente un esempio di moda sobria, ma certamente di grande effetto scenico, come per l’abito di Anna Maria d’Austria, che sfoggia sul corsetto un grande ricamo di perle e gemme e dietro la testa un colletto (resti modaioli di una vecchia gorgiera) di finissimo pizzo.

                                                 

Questo genere di tessuti ricamati d’oro viene fedelmente riprodotto dagli artisti preraffaelliti: Edmund Blair riveste spesso le sue eroine medievali di broccati luminosi e cangianti degni di una favola.

                                                  


Il trionfo di ricami e merletti però si ha nel 1700. Nattier, Caraud, Boucher e tanti altri (elencarli tutti sarebbe impossibile) dipingono spesso con minuzia di particolari gli eccentrici e spettacolari vestiti delle dame più importanti del secolo.





















Davanti a questi dipinti sembra quasi di percepire il profumo delle signore spandersi intorno mentre si muovono con eleganza e sommessi fruscii.
Le tinte sono spesso color pastello, a righe o fiorate, raramente  scure, e anche in quei rari casi l’effetto è molto alleviato dai sontuosi merletti che abbondano intorno a gomiti e scollature, una raffinatezza che si concedono anche gli uomini più ricchi ed eleganti.














In un suo ritratto, Luigi XV ancora bambino vanta una giacca di damasco blu impreziosita da ricami d’oro e merletti.


                              

Il vero trionfo dei toni però si ha durante le cerimonie ufficiali. Giuseppina Bonaparte e le sue dame e la regina Vittoria con la sua corte raccontano di un mondo in apparenza frivolo e dorato dove ogni passo è ovattato dal 
velluto.


















Le morbide pieghe dei mantelli si scuriscono e contribuiscono a rendere la cerimonia solenne e grandiosa.

Alma Tadema e William Godward invece puntano sul contrasto creato dalla leggerezza


                                       


Le signorine delle loro tele sono fasciate da veli che lasciano intravedere le loro forme e talvolta anche la pelle in quasi-nudi che non scandalizzavano la società di fine Ottocento solo perché rappresentavano fanciulle della Grecia antica.

E mentre ammiravano la levità delle signorine dipinte, le donne dei salotti si costringevano in corsetti stretti che davano loro una innaturale (ma indubbiamente elegantissima) forma a “S”.

                                                   




I tessuti e i colori erano vari: dall’intenso velluto rosso e blu di Duran e Toulmouche al lucente damasco bianco della dama di Bakalowicz fino ai toni pastello delle leggiadre rouche di Tissot, le donne ottocentesche sanno come farsi notare prendendo in prestito dai secoli passati tutto ciò che di più bello si può desiderare su un vestito.

















Le mode cambiano e gli artisti si adeguano rendendo con sempre maggiore abilità non solo tessuti e ricami ma anche ventagli, cappellini e guanti, accessori indispensabili per l'eleganza femminile e maschile d'altri tempi.


Non solo vestiti e gioielli, la ricchezza delle stoffe impiegate si nota
anche in tovaglie e tappezzerie