venerdì 8 agosto 2014

Anime modaiole

Fino a poco tempo fa credevo che i costumi indossati dagli attori dei film fossero scelti un po’ a casaccio e che il lavoro del costumista fosse quello di un consulente storico. In realtà il lavoro del costumista è molto più complesso:proprio come ogni giorno ognuno di noi sceglie l’abbigliamento che gli è più congeniale e attraverso quello parla agli altri di sé, così anche i personaggi dei film devono dimostrare una precisa individualità attraverso i loro costumi.


Esempi chiarissimi in questo senso sono i personaggi di due famosi film: “Maria Antonietta” di Sofia Coppola e “La duchessa” di Saul Dibb (film tratto dal libro “Georgiana” di Amanda Foreman, che vi consiglio).
La giovane Maria Antonietta del film della Coppola parte dall’Austria abbigliata modestamente e con i capelli sciolti come una giovane borghese ma al suo arrivo a Versailles è una parigina perfetta, con vestiti in calde tinte pastello e il tricorno ingioiellato.
Per tutta la durata del film la protagonista cambia abiti con la stessa naturalezza con cui ognuno di noi cambia vestito ogni giorno ma dietro ogni singola mise si può notare il cambiamento della personalità della delfina: sempre più francese nei suoi abiti elaborati con rouche e stampe a fiori arriva al famoso eccesso settecentesco durante i primi anni del regno, mentre, nella seconda parte della pellicola c’è un’ inversione di marcia.  Gli abiti leggeri e candidi delle ultime scene non sono un ritorno al passato ma un’evoluzione della personalità complessa del personaggio.


Nello stesso film una figura di spicco (anche storicamente antagonista) è Madame du Barry: secondo la storia castana (o bionda), il regista preferisce rappresentarla mora, in deciso contrasto con la protagonista; sfoggia costantemente vesti dai colori accesi e dai tessuti brillanti.
L’idea è quella di una donna che mostra opulenza ma non eleganza.


Contemporanea (e secondo il libro della Foreman anche sua grande amica) è Georgiana (la duchessa); durante le prime fasi del film a lei dedicato esibisce abiti dai color chiari, gioielli poco appariscenti e capelli acconciati con un fiocco in tinta. Il cambiamento avviene quasi all'improvviso il giorno del matrimonio: l’acconciatura è alta, l’abito impreziosito da gioielli.
Nel corso del film i colori diventano sempre più scuri, i modelli ricercati fino al parossismo come a ricercare nello specchio la felicità che non trova nel matrimonio.
Dopo l’inizio del rapporto con Mr Grey, infatti, qualcosa comincia a cambiare, i vestiti si fanno più semplici e leggeri e ammiccano alla moda regency.

È una Georgiana più semplice quella del finale ma del tutto diversa rispetto al principio. Negli ultimi abiti si mescola il desidero di leggerezza iniziale (la foggia dei vestiti e le acconciature più sciolte) e tutto il vissuto del personaggio (i colori scuri e le fantasie ricercate).

Se nei casi precedenti l’abito dei personaggi raccontava la loro storia, ci sono pellicole in cui il vestito è una forma di seconda pelle ed esprime non il cambiamento quanto il modo di rapportarsi al mondo circostante: sono un esempio del  caso i film “Orgoglio e pregiudizio” (di Joe Wright) e “Bright Star” di (Jane Campion). I costumi impiegati sono semplici, apparentemente solo espressione della moda del tempo, in realtà raffinata dichiarazione di personalità diverse.


Elizabeth Bennet indossa spesso un abito in tinta scura, adatto alla vita di campagna e al genere di vita movimentato da lei prediletto.


Fanny Brawne invece osa con un colore più tenue, indice di un animo romantico e un po’ selvatico, proprio come i fiori che la circondano: non si piega alla società che non la vuole poetessa ma nemmeno rinuncia alla propria spiccata femminilità.