venerdì 15 agosto 2014

Parola di vestito

Ed eccoci dunque alla terza e ultima giornata della moda; dopo aver affrontato (sebbene in modo, per forza di cose, molto limitato) l’argomento abbigliamento nei dipinti e nei film, passiamo alla mia parte preferita: il vestito nel libro.

Si tende a credere, piuttosto erroneamente, che l’attenzione all’abito sia caratteristica prettamente femminile. In realtà anche gli scrittori amano indugiare sulle bellezze del guardaroba (non solo da donna).

Henry James (di cui ho già abbondantemente parlato in altri post) come Dumas figlio tende a lasciarsi lusingare dal fascino orientale del costume femminile.

Haydée, la schiava del conte di Montecristo, viene più volte descritto mentre si muove con grazia nonostante il vestito coperto di gemme scintillanti o lascia cadere il velo impalpabile che le copre il viso.

 “Un calzone di raso bianco broccato di fiori rosa [...]due sandalini dalla punta ricurva ornati di perle e oro; una giubba a strisce azzurre e bianche con larghe maniche aperte per le braccia, asole d’argento e bottoni di perle”.

 “Il capo era coperto da una calottina d’oro ricamata di perle”.

 “Le donne si protendevano dai palchi per vedere zampillare sotto le luci dei lampadari la cascata di diamanti”.


James invece, nella già citata Fanny Assingham evoca una figura scura, coperta di drappi apparentemente pesanti, dai colori sgargianti e i ricami ricercati.

“Si metteva perle nei capelli e usava il cremisi e l’oro per i suoi abiti di casa per la stessa ragione”.

 Amante dei drappi ma in modo più classico è D’Annunzio: Elena, l’amante-dea di Andrea, protagonista del “Piacere” è presentata come una ninfa drappeggiata con una coperta di seta.


Anche, talvolta, volendo andare innanzi al camino, ella levavasi dal letto traendo seco la coperta. Freddolosa, si stringeva addosso la seta, con ambo le braccia; e camminava a piedi nudi, con passi brevi, per non implicarsi nelle pieghe abbondanti. Il Sole splendevale su la schiena, a traverso i capelli disciolti; lo Scorpione le prendeva una mammella; un gran lembo zodiacale strisciava dietro di lei, sul tappeto, trasportando le rose, s'ella le aveva già sparse”.

Anche il seduttore di Kierkegaard mostra una grande attenzione per il guardaroba delle donne sedotte: un particolare amore per i colori e le fogge degli abiti femminili sembra attirarlo ogni volta verso la prossima vittima. è ammirato dalla semplicità di un vestito da casa o dal colore intenso di un mantello.

“Era così incantevole nella sua semplice veste casalinga a righe azzurre, con una rosa colta di fresco sul petto”.

Chi invece detesta la semplicità è la marchesa di Merteuil: nelle “Relazioni pericolose” si lagna con l’amico visconte di Valmont dei fichu con cui la presidentessa copre spesso le proprie scollature.


E veste poi in modo da far ridere la gente, tutta infagottata nei suoi fisciù per volersi coprire il petto, e col busto che le sale fin sotto il mento!”

 Un vestito ben descritto può anche svelare una personalità o un modo di rapportarsi al mondo, come nel caso di Ellen Olenska, per definizione affascinante ma ribelle, del resto “Cosa ci si può aspettare da una ragazza alla quale è stato consentito di vestirsi di raso nero al ballo delle debuttanti?” e di Gabriele che, in “Sonata per pianoforte” pretende ancora che la moda resti immutata, per cercare forse di fermare il tempo.


“L’aspetto definito all’epoca <<alla Giuseppina” >> era completato dal taglio del vestito di velluto blu scuro un po’ teatralmente trattenuto in alto sotto il seno da un busto munito di una grande fibbia all’antica”.

“Le trine, i merletti e le gonne ingombranti erano un ricordo del passato da cui non riusciva a staccarsi, forse perché non ne aveva vissuta l’evoluzione e vedeva quei nuovi modi di fare come una decadenza”.

“La sua gonna era ancora ampia e pesante anche se di panno ruvido e coperta da un grembiule, all’altezza dei polsi le maniche finivano con dei paramani e aveva un fazzoletto sui capelli come usava fare d’estate. Con una punta di insopprimibile gelosia, monsieur non poté fare a meno di notare che di sicuro nessun altro uomo avrebbe potuto vederle le ginocchia”.

Mentre Anna Karenina racconta il suo destino si fascino e sfuggevolezza con un abito nero che risalta la sua bellezza naturale, anche gli uomini si pavoneggiano nei piaceri delle stoffe, come ricorda la scenata (forse un po’ ridicola) del signor B. che vuol farsi ammirare da Pamela.

“Anna aveva un abito di velluto nero, molto scollato, che scopriva le sue spalle piene e  tornite d’avorio antico [...]tutto l’abito era guarnito di merletti a punto di Venezia. [...]L’abito nero coi suoi magnifici merletti era soltanto una cornice dalla quale emergeva soltanto lei, semplice, naturale, elegante”.

“Come sono confezionati questi capi? Mi stanno bene? [...] Il panciotto era tutto ricoperto e lui faceva una gran bella figura con quello indosso”.

La stessa Jane Eyre, povera e sola, ha qualcosa da vantare: le sue pantofoline leggere che le permettono di non fare rumore quando cammina. Ama presentarsi come un leggero fantasma presente solo quando può essere utile la piccola Jane; lo spiritello protettore del signor Rochester, con le sue pantofoline morbide è più sensuale di tutte le camicie da notte delle signore presenti in casa.


“Con le ampie vesti da camera bianche, si avanzavano come vele piene”.

“Avevo le pantofole fine e camminando sul tappeto non facevo più rumore di un gatto”.

In sintesi, per quanto possa apparire banale o superfluo, un abito parla di noi come dei personaggi dei film e dei libri che più ci piacciono: racconta la nostra storia, l’ambiente in cui viviamo e in cui siamo cresciuti e muta con noi. È tutto scritto… in un vestito.