venerdì 26 settembre 2014

Colpevoli!


 Una delle cose che mi spinge ad amare la lettura è lo studio dei caratteri umani. Mi piace notare come la penna dello scrittore delinea tratto per tratto un’intera vita umana in poche righe e come stabilisce il suo ruolo nella società letteraria.

Nel caso dei colpevoli è interessante notare come l’autore, quasi come un genitore che ama la propria creatura nonostante tutto, cerchi di scusare l’antagonista dopo aver dato al lettore ragione per odiarlo.

Un maestro in  questo senso è Melville: nei suoi romanzi la distinzione è apparente netta. Il personaggio che racconta rivela la propria versione dei fatti e in principio convince il lettore a stare dalla propria parte.

Solo in seguito il lettore è portato a lavorare con la propria coscienza. Elementi sparsi lungo la narrazione gli suggeriscono di provare a guardare alla vicenda con altri occhi prima di emettere un verdetto.

La grande e crudele balena bianca cos’altro non è se non un povero animale braccato che creca di difendersi con ogni mezzo? È giusto accusare il giovane Babo per la vendetta che si prende nei confronti dell’uomo che lo ha fatto schiavo?

Entrambi lottano per ottenere la libertà di cui vengono privati in virtù di ciò che sono.

Se per questi due personaggi la colpa sta nell’essere, per altri il reato è rinnegare se stessi.

Chi, tra il dottor Jekyll e Mr Hyde è il cattivo del libro?

Di primo acchito si direbbe Mr Hyde, perché egli è, in una parola, malvagio.

In realtà però egli non esiste, è un sottoprodotto dell’ipocrisia di Jekyll, che ha tentato di rinnegare i propri difetti, di “Lavarsi le mani” del male che covava dentro di sé anziché cercare di dominarlo.

Il suo esperimento non è volto all’eliminazione del male ma dei malvagi: se le due parti potessero scindersi in due persone diverse, sarebbe più facile controllare la loro cattiveria, anche a costo di ricorrere all’omicidio autorizzato.

E a proposito di assassini autorizzati, i più famosi sono i protagonisti di “Assassini S.p.A.”: l’associazione si assume il compito di proteggere la buona dalla cattiva società anche per mezzo dell’eliminazione dei malvagi; una sola frase basta a chiarire il paradosso: “Loro sono assassini. E noi che cosa siamo?”

Chi può stabilire infatti quale sia il giusto in una società complessa come quella umana?

Toccando con la dovuta prudenza un tasto molto sensibile, si può affermare che tutti i colpevoli siano in realtà vittime.

Un caso evidente è quello dell’assassino che si aggira sull’Orient Express: senza svelare chi sia il colpevole, vi basti sapere che egli stesso è prima di tutto vittima di un atto crudele.

Sono dunque tutti giustificabili i colpevoli dei libri?

Non proprio; il fatto che abbiano sofferto non giustifica la violenza che generano (questo, sia detto, in generale. Ognuno di noi sa nel proprio intimo come si sarebbe comportato se avesse avuto come compagno di viaggio l’assassino di una persona cara) e il concetto è espresso magnificamente nella mitologia greca con la figura delle Erinni, le dee che tormentano coloro che commettono delitti.

Esse sono il simbolo non della vendetta ma del rimorso, del tomento interiore del colpevole.

Uno degli episodi più significativi in cui compaiono, infatti, è l’omicidio di Clitennestra da parte del figlio Oreste.

Oreste ha agito per rivendicare l’omicidio del padre, che però ha disonorato la moglie.

Un crescendo di dolore e violenza che raggiunge l’apice con la comparsa delle Erinni, a testimoniare la fragilità e l’impotenza dell’uomo davanti a certe scelte: Oreste ha ucciso sua madre perché ella stessa si è macchiata di un delitto, ma ne aveva il diritto?

Il rimorso distrugge il povero giovane, combattuto fra la difesa dell’onore materno e della vita paterna, e trova soluzione solo in un unico modo, il perdono.

I cattivi della letteratura dunque sono giudicati colpevoli.

Almeno fino a quando qualcuno non li perdonerà.