venerdì 24 ottobre 2014

Il vangelo secondo Bulgakov


Ci sono libri che, per quanto ammirevoli, lasceremmo passare inosservati se non fosse per una frase o un concetto che ci colpisce durante la lettura.

Nel mio caso, questo libro è “Il maestro e Margherita” di Michail A. Bulgakov.

Per quanto abbia apprezzato la storia e la sottile ironia del gatto umanizzato fino a diventare così dipendente da prendere il tram da solo e stabilire di indossare la cravatta ma non i calzoni (perché “i calzoni non si addicono a un gatto”), avrei dimenticato l’opera se non fosse stato per i capitoli dedicati al poco ortodosso vangelo descritto dal maestro.

Oggi come allora sono molti i dubbi storici riguardo alla figura di Gesù, ma per credenti e non da quelle pagine emerge comunque una figura splendida.

Gesù, chiamato Ha-nozri è un giovane uomo così comprensivo da apparire pazzo nella sua ostinazione a rivolgersi a tutti tramite la formula “Buona gente”.

Con passi lenti e modesti di un prigioniero e la maestà di un principe si presenta al procuratore quasi senza rendersi conto del rischio che sta correndo o forse, come lascia intendere il racconto di Levi Matteo, sa che non potrà evitarlo (perché altrimenti accomiatarsi da Matteo in fretta per adempiere a un “Impegno improrogabile” nel giorno di Pasqua?)

Un filosofo itinerante, secondo Pilato, come ce ne sono tanti nella folle Gerusalemme ma con cui è piacevole parlare al punto che egli tenta di salvargli la vita facendogli cenni di intesa furtivamente perché menta.

Ma è “bello e piacevole” dire la verità, anche se significa andare incontro alla morte. È una delle frasi che più mi hanno colpito del capitolo (con buona pace di chi ritiene dovessi sceglierne una più “Filosofica”): un uomo con il potere di placare qualsiasi violenza, che viene ritenuto, davvero o per scherno, figlio di Dio, si fa uomo comune fino a pregare Ammazzatopi “Non picchiarmi” e nonostante il rischio che corre chiede a Pilato di aiutare Giuda perché potrebbe capitargli una disgrazia.

Come si può far morire un uomo che ha il potere di far apparire tutto più bello?
Questa è la tentazione di Pilato, lasciare andare quell’uomo inoffensivo; meglio, fingere di punirlo e tenerlo per sempre accanto a sé.
Allora si insinua in lui il peccato peggiore, la codardia, che condanna al tempo stesso
Ha-nozri e Pilato.

Eppure quell’uomo buono, che pure gli ha dato facoltà di scegliere con le semplici parole “Lasciami andare” lo perdona anche dal palo. Quasi incredulo di essere condannato a morte, non incolpa nessuno, nemmeno chi commette la colpa peggiore.

Ha–nozri ha paura come un uomo qualunque e può salvarsi ma non lo fa perché crede in futuro migliore.

Così, il tentativo di salvarlo di Levi Matteo, da gesto fanatico del seguace di un filosofo assume contorni commoventi.

Al di là della paura, del errore e della verità storica, nella sua folle corsa verso il Calvario Levi Matteo non cerca di salvare un principe, un filosofo o il figlio di Dio ma solo un uomo, un uomo profondamente buono.