domenica 8 marzo 2015

Visse d’arte, visse d’amore


È forse la donna più odiata della storia. Certamente è la più maledetta dalle partorienti in vena di citazioni bibliche.
Eppure ella è in tutte noi, ci rappresenta e descrive come nessuna potrebbe fare, con vizi e virtù.
In questo post non voglio indagare sulla sua reale esistenza ma approfondirne il carattere, esplorarne i profondi segreti che in realtà sono in tutte noi, miscuglio di contraddizioni, e che tanto fascino (non scevro di una vena di irritazione e di timore) suscitano negli uomini.

Ed è, curiosamente, un uomo a rappresentare con raffinata ironia Eva, cioè tutte noi.
L’autore di cui parlo è molto famoso, Mark Twain, il libro un po’ meno, oscurato nei decenni dalle più famose avventure di due ragazzini scapestrati sulle rive del Mississippi.
Sulle sponde del famoso fiume americano si muove anche Eva con la stessa ingenuità dei bambini di Twain e in più con un senso di sgomento e di gioia per ciò che sembra essere stato creato apposta per lei.

Sin dall'inizio Eva ammira la natura, gode della compagnia delle creature vicine, sente di far parte di essa ma anche di essere qualcosa di diverso, un esperimento, senza falsa modestia, ben riuscito, a confronto con l’altro “Rettile”così simile a lei, così bizzarro.

Ama se stessa, sperimenta il proprio corpo, fa esperienza e scopre di giorno in giorno cose nuove e bellissime con una profondità di sentimenti che sfocia, talvolta, nel comico.
Infatti, se si resta sorpresi davanti all'ammirazione che la coglie davanti allo splendore del cielo stellato e al dolore che la coglie quando la luna scompare, non si può fare a meno di   sorridere davanti ai suoi approcci con la creatura malriuscita, cui però non confessa le proprie perplessità, per evitare di infliggergli un dolore.

E nonostante i molti guai che Eva porta nella vita di Adamo, egli si rende conto che solo dopo l’incontro con lei comincia a vivere davvero.

Tra esperimenti al limite della follia e dell’autolesionismo, Adamo, rimbrottando, impara ad amare quella creatura affascinante e pasticciona. Quella creatura che dà nome alle cose e perché “hanno l’aspetto di ciò che sono”, che “caccia acqua dai fori con cui guarda” e non smette di parlare, lo rende sempre più uomo, molto più quanto egli credeva di poter essere.
Il messaggio finale non è quello di una superiorità della donna ma quello di una parità fra le due creature fondata proprio sulle differenze dei due.

Dove Eva è sventata, Adamo è prudente, dove Adamo è rude, Eva è sensibile.

Entrambi consegnano all'altro la parte migliore di sé, certi che sarà custodita con cura.

Ed è bizzarro pensare che proprio la mela sia stata scelta nella comune versione biblica per sostituire il fico, quella mela morsa a tradimento che nonostante la “spiata” di Adamo resta il simbolo di una storia migliore, quella di due parti fatte esattamente l’una per l’altra.