domenica 4 ottobre 2015

Conigli pazzi. Anzi, mannari.

Così non va bene: finirà che perderò la testa e la credibilità. La testa perché, dopo aver tanto sospirato e ottenuto l’ebook “Luce fredda”, scopro che potevo evitare tutta questa trafila (comprare un e-reader, farci amicizia, contenere gli episodi di violenza fra libri ed e-reader) comprando l’edizione cartacea.
Perché l’edizione cartacea esiste. Cito testualmente dalla seconda e-pagina dopo la copertina “Il volume è disponibile anche in formato cartaceo. Puoi richiederlo a  librosi@librosi.it
Questa me la lego al dito.
Ma non sarebbe neanche grave se l’avessi trovato orribile.
Avrei pensato “Beh, almeno ho speso solo un euro”.
No, qui sta il secondo punto, quello della credibilità. Mi è piaciuto, dunque non potrò scrivere nemmeno una recensione cattiva, e i (pochi) lettori del blog crederanno che io faccia favoritismi al coniglio, solo perché mi sta simpatico (solo un po’. Glielo dico, se no si monta la testa).

Ho deciso: scriverò qualcosa di perfido, malvagio, caustico, denigratorio al limite della denuncia. Voi però tenete presente che intendo dire il contrario.
Buio caldo è in una parola pessimo: le storie sono lunghe e noiose, si fa fatica ad andare avanti; del resto, con quella scarsa qualità di scrittura , non ci si doveva azzardare a scrivere ben 29 pagine.
Le storie sono tutte uguali, praticamente sai già come vanno a finire, non hai nemmeno la soddisfazione di sentire l’amaro in bocca.
Tutto scontato, senza fantasia, universi alternativi, qualcosa che renda piacevole la lettura.
Ho detestato “sparpagliamento R” e “Prova empirica”; non ho trovato niente di divertente in “malattia a manovella”. E la 83°ora è…


No, davvero, come si fa a dirne male? È proprio bello: alcune storie che sembrano non avere niente di speciale si chiariscono solo con un ultimo dettaglio che sembra suggerito dalla follia della lepre marzolina (tra l’altro, temo, parente stretta del coniglio: il modo di ragionare è pressoché quello).
Colonia F (sparpagliamento R), metodo scientifico (prova empirica) e salute automatica (malattia a manovella) sono stati i miei preferiti ma ce ne sono molti altri degni di nota: il coniglio non risparmia nemmeno le vacanze di Noè e scopre una nota tenera alla fine di un racconto apparentemente derisorio: il 38° minuto è il tempo finale e amorevole di una storia che prende avvio con la mordace osservazione sulle cuffie “Stile anni ‘70 ma grandi come quelle dei DJ anni ‘80 che negli anni ‘90 sono passate di moda e nel 2012 siamo così furbi da comprarle a novanta euro”.
Non diresti mai come vada a finire questo spezzone di vita quotidiana narrata così, un po’ a casaccio, come i pensieri qualunque  di un viaggiatore qualunque. A voler fare la dietrologia, c’è di che riflettere su molte questioni lasciate in sospeso: ci sarà dell’inettitudine nell’uomo che aspetta un infarto per decidersi a cambiare vita? E non sarà forse un richiamo alla nostra perduta capacità di credere l’ostinazione finale dei personaggi del “Bar delle fate”?

Queste riflessioni sono lasciate così, vaghe, non scritte, come (appunto) nei libri che piacciono a me: potete leggerne la sola componente fantasiosa o cercare di indagare sulle ragioni profonde che nasconde ogni racconto (o forse immaginare, ma io sono una donzella, è naturale che veda intrighi e complessi là dove non ce ne sono). In ogni  caso non sarà tempo sprecato.


“ Se vi sia libertà nelle nostre scelte è questione di cui si occupa chi non sa vivere in pace”.