giovedì 24 dicembre 2015

Un Gioioso angelo di Natale

Nella cucina di casa Molletta ferve un’insolita attività. Di solito i signori Molletta si servono dalla migliore sartoria del paese; tutti i loro abiti hanno un’etichetta personale e sono su misura. Stavolta però a cimentarsi con l’arte del cucito è la servitù femminile di casa Molletta al completo insieme alla signora Molletta.


Il parroco Don Smolla, infatti, ha deciso di organizzare una grande rappresentazione vivente della Natività: tutti i parrocchiani avranno un ruolo, compresa la piccola Gioia, che interpreterà il Gioioso Angioletto.


Mamma e papà Molletta veglieranno su di lei in veste di Maria e Giuseppe e il bimbo sarà generosamente “Prestato” dalla pastorella Harriet, figlia della perpetua del parroco.
La signora Molletta ha già preso le misure al marito e con l’aiuto di Fifì sta preparando i costumi mentre sorveglia di tanto in tanto Mollettina che, compresa già nel suo ruolo, canta a squarciagola Gloiaaaaaaaaa, Gloiaaaaaaa! Bendetto è Signooooo! e fa prove di volo cercando di lanciarsi dal tavolo sul quale è stata issata per le ultime misurazioni.
Dopo un intenso taglia e cuci, finalmente gli abiti vengono sapientemente inamidati e stirati, pronti per la grande serata.


La sera del 24, ecco la neve che imbianca a sorpresa il sagrato. Impossibile pensare di rappresentare qualcosa in mezzo a questa bufera. Don Smolla non si perde d’animo: tutti i baldi uomini già nei loro costumi sono invitati a riarredare il grande salone del catechismo.
Il presepe vivente si tiene al chiuso, e dagli altri quartieri la folla arriva per assistere all’evento prima della Messa di Mezzanotte.



Per niente intimidita, la piccola Gioia catalizza sin dall’inizio l’attenzione di tutti: accarezza le pecorelle vere (riuscendo a farsi seguire da quelle per tutto lo spazio disponibile come se le avesse ipnotizzate) e non paga si cimenta nei doveri della brava pastorella e trascina con sé tutte quelle di cartapesta (non sia mai che una resti indietro).


Chiede alla pastorella di assaggiare il finto latte e all’ uomo delle castagne domanda un cartoccio da sgranocchiare con due occhi così grandi e innocenti che la pentola, prima piena, si svuota delle sue rappresentanti. 








L’angioletto corre all'impazzata masticando castagne rubate, seguita da pecorelle vere e finte: un successo.


Il meglio però arriva con la dimostrazione che gli angeli possono camminare sull'acqua. Attratta dal grande specchio-lago al centro della sala, la piccola prima cerca di affogarci una pecora di cartapesta “per farla bere”, poi, dal momento che la bestiola è chiaramente refrattaria al bagno, le dimostra che non c’è niente da temere scivolando ella stessa sulla superficie con eleganti passi di danza.








Ma ora, ecco: è arrivato il grande momento di Gioia, finora solo comparsa. Su una piccola seggiola dietro la culla del bambino, il piccolo angioletto deve cantare il “Gloria” che ha riecheggiato per tutta casa Molletta nell'ultimo mese.
È un momento di grande attesa. La folla guarda incoraggiante verso la bimba… ma niente. Intimidita, la piccola siede sullo sgabello e immusonita e con le braccia conserte urla “No catto!”


Nonostante tutto è un’esplosione di allegria: tutti ridono davanti a quell'angioletto ribelle, compreso Don Smolla, proprio lui che ci tiene perché ogni cosa sia sempre perfetta.
Il momento magico è passato, tutti gli attori riprendono la loro consueta attività, quando dalla capanna si alza un canto allegro è un po’ stonato. Gioooooia, no… Goiaaaaaaaa, Bendetto è Signoooooo!


Si sa, per i bambini i tempi tecnici non esistono, ma va bene così: tutto è più bello così che altrimenti. Stupiti dal canto, pastorelli e pastorelle si voltano verso la capanna con la naturalezza che prima avrebbero solo simulato.

Infine, estenuata dalle intense emozioni, Gioia riesce a ottenere di essere presa in braccio dal papà  e lì si addormenta di un sonno ora davvero angelico, con il respiro che le muove le piumette sulla schiena.
È davvero un Gioioso Natale.