mercoledì 17 agosto 2016

A leggere non si fa peccato (e non si sbaglia)

Eccomi, eccomi!
In ritardo (tanto per fare cosa nuova), ma ci sono anche io, pronta a rispondere alle 3 domande del contest "Leggere non è peccato" (link dei blog ideatori).
Parto subito con la prime domanda.

Quali sono i 3 motivi che ti spingono a leggere?

La curiosità. Sono insaziabilmente curiosa, anche se scopro che un libro non mi attira, anche a saltelli cerco di arrivare alla fine per sapere come si risolve la faccenda.

La necessità. Ai miei tempi… circa quindici anni fa, non era così naturale possedere un computer (che comunque aveva funzioni limitate) e in ogni caso la mia prima connessione a internet risale a sette anni a (quando tutti i miei compagni già conoscevano il computer come le loro tasche). Nel mio paesino e dintorni svaghi non ce ne sono… e per noia mi sono messa a leggere. Forse è vero che non tutto il male viene per nuocere. Forse.

Il bisogno di sognare. Al di là della banalità della mia affermazione, ho una forte tendenza a estraniarmi, in certe situazioni, per stare meglio. E i miei sogni a occhi chiusi sono il 99% delle volte incubi, perciò sogno a occhi aperti, così faccio prima e dimentico quelli a occhi chiusi (che sono davvero orribili. Ogni volta che qualcuno dice che i sogni sono una realtà parallela, magari proprio di un’altra me stessa, rabbrividisco. Brrr)

Quali sono i 3 libri che consiglieresti a chi non legge?

Il non- lettore va avvicinato alla lettura in modo graduale e simpatico, perciò i libri proposti devono avere delle caratteristiche precise: brevità, ritmo, allegria, semplicità.
Proporre a un non-lettore, per quanto preparato, un poderoso volume dostoevskiano o anche un racconto breve o anche un racconto breve ma deprimente (sul genere Verga) potrebbe pregiudicare per sempre il desiderio di avvicinarsi alla lettura. I miei libri preferiti, in generale, sono classici ed è sempre difficile trovare in questa categoria dei libri che rispondano alle caratteristiche precedenti. Ecco dunque i tre passi ( con variante) che consiglio per avvicinarsi alla lettura.

Passo 1. Il fumetto

Personalmente ritengo che un buon fumetto sia il modo migliore per avvicinarsi alla lettura. Finalmente questo genere è stato sdoganato e anche i più grandi possono finalmente godersi la gioia di un racconto a vignette senza suscitare risatine inopportune.
Io ho cominciato leggendo Topolino e attraverso alcune brillanti parodie sono approdata ai classici. Perciò mi sento di consigliarvi le storie Disney firmate Radice-Turconi , Enna-Celoni, Artibani-Mottura. In particolare Lo strano caso del dott Ratkyll e Mr Hyde (ma se non dovesse convincervi ce ne sono tantissime altre, avete solo l’imbarazzo della scelta).
Variante. Se Topolino vi smebra troppo poco (non sono d’accordo) e siete decisi a fiondarvi nella lettura in modo più diretto, vi consiglio il famoso “Dimentica il mio nome” di Zerocalcare. Un fumetto ironico e divertente con la potenza di un romanzo.

Passo 2. Il romanzo breve (o racconto lungo)
Sempre seguendo la scia del divertimento, un buon “Primo libro” potrebbe essere “Il diario di Adamo ed Eva” di Mark Twain: brevissimo ma divertente, con tanto di finale da lacrimuccia.
Variante. Sempre in questo genere, potreste optare per “Cura e manutenzione della donna” di Jerome K.Jerome; una serie di racconti incentrati sulla donna che raccontano molto… dell’uomo, scenicamente simile a degli sketch comici televisivi.

Passo 3. Il romanzo
Ancora ironico e divertente ma un po’ più lungo e articolato, per il prossimo passo verso l’emancipazione libresca vi consiglio caldamente “Il destino si chiama clotilde” di Giovannino Guareschi. Se non vi farete spaventare dai primi due capitoli finirete per innamorarvi di Filimario.
Variante. Vi sentite pronti a spiccare un grande salto? Siete certi di poter affrontare un romanzi di stampo drammatico? Allora “Il conte di Montecristo” di Alexandre Dumas fa per voi!

Quali sono le 3 azioni che identifichi con il peccato?
Banalizzare gli altrui sentimenti (è una cosa che mi manda in bestia…)

Fare del male a qualcun altro (non concepisco il peccato contro male contro se stessi: se lo fai volontariamente hai scelto, se lo fai involontariamente è qualcosa di diverso dal peccato).


Non riuscire a rimediare. È caratteristica tipica del peccato non essere mai completamente dimenticata e perdonata: se riesce a perdonare la vittima, non riesce a perdonarsi il carnefice e viceversa. La congiunzione di entrambi non credo sia possibile.

Di conseguenza, leggere non è peccato. Il rischio di finire al rogo per questo è escluso.

Contest estivo "Leggere non è peccato"